Piccoli pensieri, grandi cambiamenti. Ogni vignetta affronta un tema della vita quotidiana e propone un punto di vista ispirato alla natura, alla logica e all'esperienza. Leggi, ascolta, sperimenta: il valore di un'idea si scopre solo mettendola in pratica.
Alla fine un buon amaro
Vi ricordate quando si giocava a battaglia navale, magari durante una noiosa lezione in classe?
Ecco. Ora immaginatevi che per sviluppare l’intuito utile a capire dove sono nascoste le navi dell’avversario che volete affondare, l’aiuto non giunga dal mare bensì dalla montagna. Non quella alla moda dove ormai ci sono pedaggi dappertutto. Sto parlando di quella più selvaggia, per fortuna dei suoi abitanti, poco frequentata da stranieri, dove persistono ancora delle antiche conoscenze. Quelle preservate in di piccoli villaggi sparsi nel nord del Pakistan. La salute e longevità di quella zona sono leggendarie proprio perché si vive ancora secondo i ritmi della natura. Quella che insegna ad essere sfruttata per i propri bisogni personali e non per l’ingordigia collettiva, quella che alla notte fa calare il buio e non tiene svegli con luci che sfarfallano, quella che fa crescere ancora la frutta fertile dotata di estrema forza vitale al suo interno. Uno degli alimenti base degli Hunza sono infatti le albicocche e sopratutto i loro semi. Purtroppo anche da loro è arrivata la modernità fatta di cibo industriale e tentatore, con tutti i suoi effetti collaterali. Ma là dove ai bambini giungono prima le storie dei nonni che le sirene (di ulisse o di allarme) che mettono in guardia dal portare avanti antiche tradizioni alimentari, non si butta via niente. La natura, infatti, insegna bene che “in amaritude salus”. Da noi ciò lo interpretano come il digestivo che favorisce un po’ la digestione alla fine di un pasto luculliano. Da loro, invece, è inteso come l’amaro seme appunto delle albicocche.
Guai a chi non appartiene alla loro etnia, però. Si dice in giro che contenga una sostanza così velenosa da avere addirittura un nome che ricorda una parte del nostro corpo, quella che garantisce la nostra sopravvivenza e che purtroppo nel mondo moderno tende a mantenerci sotto lo scacco di cortisolo ed adrenalina perché vede pericoli ovunque.
Proprio lei la cara amigdala. Per la teoria delle segnature, i semi di albicocca ricordano giustamente questa piccola mandorla che abbiamo nel cervello.
Qualcuno teme che a mangiare troppi semi anche gli occhi diventino come quelli degli orientali? Altri credono sul serio che mangiarne 50-60 semi porti addirittura ad un avvelenamento mortale? Si vede che queste notizie girano solo a bassa quota, visto che oltre i 2000 metri gli Hunza ne mangiano anche più di cento, come l’età di vita che facilmente raggiungono.
Ma mi raccomando, mantenete il segreto di pulcinella, non vorremmo che l’uomo moderno giunga in massa da loro a fare tutto un carnevale.
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Una volta ghiaccio e frutta. Ed ora?
La sensazione rinfrescante, la consistenza cremosa e, chiaramente, il gusto dolce. Tentazioni difficili a cui resistere quando la colonnina di mercurio sale di parecchio. Tutti hanno infatti diritto ad un po’ di frescura quanto il solleone ci si mette d’impegno ad illuminare tanti sguardi spesso persi per altre luci artificiali. E allora concediamocelo questo sfizio. Ognuno seguendo i proprio gusti personali. Tanto ormai ne hanno inventati di ogni sorta, consistenza e colore. Ma il consiglio dello Sbilf, che invita a fare le cose secondo natura, suggerirebbe quasi di passare in gelateria quando inizia a far buio. È il momento in cui è più facile distinguere le lucciole (sempre più rare) dalle lanterne (sempre più a led). Voi scegliete cono o coppetta, una due o tre palline, tutto il resto però è già deciso a tavolino, non dal cameriere e neanche dal gelatiere, bensì da chi ben più in alto fa ingrassare il sedere: coloranti, emulsionanti, stabilizzanti, addensanti e… per garantire il prodotto anche in caso di assenze stagionali (ingiustificabili secondo la mentalità economica) dei bei sostituti. Di latte, uova, frutta e… buonsenso. L’importante è che il risultato sia assai cremoso e bello denso. Chiaro che nella vita le eccezioni sono un piacere. Proprio per la loro sporadicità che non le fa spiccare in mezzo ad una buona dieta (intesa come stile di vita) e sane abitudini di antica data. Tipo quella di prepararsi le cose in casa, con pochissimi ingredienti, raccolti o comprati all’origine e facendosi così del bene sia a sé che a chi li produce.
Ecco quindi che mentre mordi il risultato finale di cui vai pure orgoglioso perché lo hai fatto tu, lui di rimando non ti morde la coscienza. Visto che il corpo riconosce tutto ciò che ingerisce, oltre allo stomaco alimenti anche lo spirito collaborativo e… in quanto alla gelateria o altri negozi di cosiddetto cibo. Sì, d’accordo, si passa ogni tanto a cercare qualcosa di realmente commestibile e sfizioso. Ma è sugli alberi, nei prati e nel bosco che tutto ha sul serio più gusto.
Buon slurp a tutti!
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